Ricomincio da tre

 Caro blog e cari amici che a volte vi trovate a leggere questi miei pensieri più e meno deliranti. Non chiederò una volta di più venia. Non ha più senso, troppe volte l’ho fatto in questo spazio virtuale e sono in effetti scuse che rivolgo soprattutto a me. Vedo tante cose, vivo sensazioni davvero molto intense. Scriverle è un modo per cercare di assorbirle e quindi lo faccio soprattutto per me. Lo faccio su di uno spazio pubblico (a volte pure troppo) per auto motivarmi. Sono uno scansafatiche, sapere che leggermi può dare, talvolta, un qualche piacere a qualcuno di voi mi stimola e motiva. Quindi per l’ennesima volta ci riprovo, senza però spendere troppe parole in dichiarazioni d’intenti.

L’esperienza beninese si è conclusa. Un anno intenso, tante nuove amicizie, un’infinità di nuove realtà e un bagaglio culturale un pochino più vasto. L’ultimo periodo è stato caratterizzato da cambiamenti drastici, sia sul piano professionale che sentimentale. Cambiamenti che non potevano essere resi eccessivamente pubblici, da cui una pausa forzata.

2009, anno nuovo, paese nuovo. Diventerò schizofrenico a furia di cambiare di paese una volta all’anno. E’ da quattro mesi circa che sono in Burundi, dove lavoro per un’ONG italiana in un progetto di sicurezza alimentare. Non vivo più in capitali ma nella brousse profonda. In particolare lavoro a Ruyigi e a Rutana. In questi mesi ho scritto un po’…piano piano (pole pole) riordino, riorganizzo e pubblico…

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Forse sto rincoglionendo

Ridendo e scherzando son passati già più di due anni da quando presi il primo aeroplanino verso questo continente. Curioso e un po spaventato. Immaginavo l'Africa dell'immaginario collettivo...quella dei bimbi con il pancione e le mosche sugli occhi, tutti coi vestiti stracciati e sporchi...e invece a Dakar venni accolto da bimbi bellissimi e ben più in forma di me, persone elegantissime e tutti molto molto più attenti alla pulizia di quanto non lo sia io (e assicuro gli amici che mi conoscono da tanto che non sono più "punkaccio" come anni fa). Ovvio Dakar non é il Senegal e l'impressione era frutto di un'osservazione solo molto superficiale. Girando un po’ per i quartieri possiamo trovare anche quell'Africa che la tele ci ha insegnato a conoscere. In Benin é stato un po’ lo stesso...forse peggio perché per scoprire e capire certe cose si deve davvero scavare un pochino. Comunque non é delle "conclusioni dopo due anni" che vorrei scrivere. E' che oggi pensavo che mi sto abituando un po’ troppo a delle cose che tanto normali non sono...da cui il titolo di questo post "forse sto rincoglionendo". In particolare sul lavoro minorile...insomma é tremendo come oramai mi sembri del tutto normale vedere bimbetti tra gli otto e i dodici fare i lavoro più assurdi...riparano moto e motorini (e capperi, son dei fenomeni!), imbiancano, costruiscono case, trasportano materiali...e la cosa che forse sbalordisce di più é il fatto che lavorino ovunque...e su questo ho anche avuto una bella discussione semi litigata...insomma sto lavorando in un posto che dovrebbe avere una certa etica (non ho mai scritto sul blog quale, ma credo che molte delle persone che leggono lo sappiano) e cazzo, quando a cambiare tutti gli infissi c'han mandato due vecchi e un bambino di dieci anni non ho saputo stare zitto...e devo dire che le reazioni non son state delle migliori. Purtroppo posso limitarmi a delle osservazioni, a dire che non mi piace vedere i bambini lavorare e incassare la risposta "voi europei avete un'altra visione delle cose". Immagino che pero', se in seguito alle mie osservazioni il bambino avesse perso il suo lavoro, non ne sarebbe stato troppo contento e molto probabilmente neanche la sua famiglia. Tutto cio' ti mette in una situazione un po’ complicata. Oggi poi ero a pranzo in un posto decisamente "da bianchi". Mi si avvicina un signore decisamente anziano per gli standard africani (avrà avuto 70 anni) e mi domanda se parlo inglese. Di corsa. Si siede e con la voce rotta dal pianto comincia a raccontarmi una storia incredibile...vengo dalla Nigeria, devo tornare in Gambia, mi han rubato tutto non so più come fare...parla e le lacrime cominciano ad uscire, sempre di più, sempre di più...meeerda, io son li con la mia bistecca da ciccione europeo che spende 5 euri a pranzo (giuro che non lo faccio molto spesso, ma oggi era necessario) e questo signore accanto mi piange e mi supplica di trovargli un lavoro, solo per due settimane, per mettere insieme i 4.5 euro necessari a raggiungere Lomé in Togo, dove c'é l'ambasciata del Gambia, suo paese di origine. Ah, sei gambiano quindi, non nigeriano? Yes. Let's speak wolof then! Mi guarda stupito..un bianco che parla wolof? beh un po, proviamo almeno...e in effetti anche in wolof sembra convincente. Che fare? Mi ha straziato il cuore ma é possibile che mi stia raccontando una marea di cazzate. Gli do 4,5 euri? non gli do nulla?...tendenzialmente é dalla prima volta che andai in India che ho assunto una regola: si da solo a chi non ha alternative...ergo zoppi, lebbrosi, malformati, ciechi, mutilati...MAI ai bambini...e gli anziani? Beh un anziano in effetti non puo' lavorare..se non ha soldi ed ha la "sfortuna" di essere diventato vecchio non ha tante alternative all'elemosina. Alla fine gli ho dato circa 2 euro (un'elemosina esageratissima, qui chi chiede é già contento del corrispondente di 5 cents di euro)...quasi la metà del viaggio per Lomé. Esco e mi ritrovo il gruppetto di elemosinanti dei quali oramai sono amico...ci vediamo tutti i giorni e molto spesso allungo una piccola moneta...ma anche se non l'allungo mi sorridono e salutano lo stesso, e sopratutto mi chiedono tutti i giorni della gamba...credo che l'avermi visto per tanto tempo con le stampelle mi abbia in qualche modo reso uno di loro...insomma tornando al fulcro del discorso é che all'inizio la miseria non la vedevo, adesso mi ci sono troppo abituato e quindi continuo a non vederla. Poi a volte ti fermi, guardi con occhio un po’ più oggettivo quello che succede intorno a te e sembra tutto una merda. Vedere un vecchio che piange davanti a un giovane e supplica per 4 euro (vera o meno che sia la storia che racconta, supplica), dei bimbi che lavorano dalla mattina alla sera invece di giocare al gameboy e piangere per avere un gelato, sapere che il salario minimo statale é di 24000 Cfa (30 euro) al mese e che molti lavorano in nero guadagnando ancora meno...vedere dei padri di famiglia a vendere le cose più assurde e ancora gli zem che rischiano la vita tutti i giorni e trasportano delle cose che a fatica potrebbero stare su una macchina per 15 centesimi..e io che invece li vorrei fotografare tutti con i loro carichi improbabili perché mi fan troppo ridere…non lo so, non lo so…sto rincoglionendo?

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Ciao Ivan

Ivan era un "VePé" come si dice qui...un volontario del progresso, una cosa per certi aspetti simile al nostro servizio civile internazionale. Ivan lavorava in Niger, ma é passato qualche volta per Cotonou. Un ragazzo simpatico, non più di 26 anni, un bel sorriso e tanta voglia di conoscere le persone. L'ho incontrato l'ultima volta sabato scorso a Grand Popo'. Ivan ha comprato a Cotonou una moto molto simile alla mia, con l'idea di tornarci fino in Niger. Nel tragitto Cotonou-Grand Popo' (circa 120 km) aveva già bucato tre volte. Ne abbiamo parlato di questo suo viaggio...di queste moto usate che si scassano in continuazione...ma anche Ivan era dell'idea che in Africa tutto si ripara e ovunque..non si deve cercare l'officina specializzata; alla maggior parte dei meccanici lungo la strada sono sufficienti un cacciavite e un martello...basta avere del tempo...quindi anche se la moto non é perfetta, ci si puo' viaggiare e ci si puo' arrivare fino in Niger.
Ivan in Niger non ci é mai arrivato. L'altro ieri stava guidando e sembra che una bambina gli abbia attraversato la strada all'improvviso...Ivan per evitarla ha invaso la corsia nell'altro senso, andando contro una macchina...questo almeno é quanto abbiamo appreso a Cotonou.
Non posso dire di essere stato un amico di Ivan; i nostri cammini si sono solo brevemente incrociati...pero' questa storia la sento cosi vicina che scriverla era necessario.
Au revoir Ivan, que tu puisses continuer ton voyage entre les étoiles.

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Lunedi

 Oggi piove..e come ho già scritto, quando qui piove non si scherza. E in più é lunedì...lunedì, che fatica il lunedì! Schiodarsi dal letto, aprire gli occhi e vedersi un'intera settimana di lavoro davanti...il martedì già é meglio, di solito son più propositivo il martedì, é il vero giorno di planning settimanale..poi il mercoledì e il giovedì son giorni di lavoro davvero soddisfacente, forse anche perché si sente già il venerdì arrivare, con la gioia del uic end che arriva e l'ansia della settimana che sta già finendo...ansia con un'accezione tutta positiva, quell'ansia che da concentrazione e che ti fa arrivare a fine giornata contento..stanco, ma soddisfatto. E invece oggi é solo lunedì: piove, ho sonno e poca voglia di lavorare. A mezzogiorno sono andato all'ospedale (come ogni lunedì, mercoledì e venerdì della settimana) per fare la solita session di fisioterapia. Venerdì scorso la sala al secondo piano era totalmente allagata...cosa che a quanto ho capito succede molto spesso. Il meccanismo é relativamente semplice: a un certo punto della giornata arriva il taglio dell'acqua (cosa che a Cotonou succede con una certa frequenza...qui in ufficio é da un mese che non arriva l'acqua...possiamo immaginare quanto sia gradevole andare alla toilette). Qualcuno non se ne rende conto, va in bagno per lavarsi le mani..apre totalmente il rubinetto e non esce neanche una goccia d'acqua; sconfortato questo qualcuno esce. Verso sera l'acqua torna, il rubinetto che qualcuno ha aperto é rimasto aperto ma nell'ospedale non c'é più nessuno (nell'ospedale si, grazie al cielo, ma non nella sala di fisioterapia). Il rubinetto rimane aperto tutta la notte e il primo disgraziato che apre la sala di fisioterapia viene solitamente investito da un piccolo tsunami. Oggi la sala era perfettamente asciutta, c'ho pensato io a infradiciarla! Ero fradicio fino alle mutande (non in senso figurato)..eh già perché sono uscito dall'ufficio che non pioveva e dopo 3 minuti di strada é cominciato il diluvio...non mi ci abituerò mai. C'é il sole e dopo meno di un minuto ci si trova a nuotare lungo la strada! Ovviamente non ci sono le tettoie dei palazzi o i viali alberati a proteggere dalle intemperie...Non fosse stato lunedì avrei guardato alla pioggia con il solito sorriso divertito e stupefatto che accompagna gran parte del mio tempo in questo paese...I benionise fumano e si coprono di brutto..l'equazione pioggia=freddo é assolutamente indiscutibile. La sigaretta scalda e su questo tutto il Benin é d'accordo...perché gli yovo' fumino quando c'é il sole é per i beninoise abbastanza un mistero. Vederli fumare nei loro piumini e completi da sci con 25 gradi invece dei soliti 30 é una cosa che dal martedì alla domenica mi fa davvero ridere. La stessa scena il lunedì può talvolta strappare un sorriso ma nulla più. Mmmm, forse ho un po’ esagerato…non è cosi tremendo come giorno, ma cavoli stamattina non ho neanche bevuto il caffè perché la bombola del gas perde e finché non si trova un modo di sistemarla è troppo pericoloso fare qualsiasi cosa…svegliarsi alle 7, sapendo di non tornare a casa fino alle 18, sapendo che c’è un’intera settimana davanti, piove…e non si puo' fare il caffè!!! Forse mi sarei dovuto dichiarare malato e starmene a casa direttamente!

 

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Buoni propositi

 Caro blog, son davvero un pessimo administrator...é troooopppoooo tempo che non mi dedico a te. Ti ho pensato spesso, e qualche volta avevo anche iniziato a scrivere delle cose...poi ne succede una, un'altra e un'altra ancora e tu, povero bloghettino indifeso, ci rimani fregato. Come sempre mi riprometto che d'ora in avanti saro' più attento..per intanto incollo qui sotto un post che avevo scritto intorno a metà agosto...anzi, lo dato 14 agosto cosi non ci si sbaglia...poi da domani....

 

E' davvero un bel periodino, per varie ragioni. In primis sto godendo della piacevolissima visita di Lo, Gio e l'Ale. i ragazzi sono arrivati come i tre remagi, solo che al posto di oro incenso e mirra si son portati dietro più o meno un supermercato...che bellezza riabbracciare il parmigiano, il salame, il mirto (forse é la prima volta che del mirto sbarca sulle coste del Benin...che ragazzi brillanti!), il caciocavallo, l'olioqueellobuono, il cafféquellovero...beh ovviamente la cosa che fa più piacere é riabbracciare i tre baldi giovani, ma anche i loro doni illuminano il frigo di una nuova luce. Purtroppo durante il giorno lavoro, quindi ci si vede la sera e i mitici tré tré scoprono le bellezze di Cotonou tutti soli.
La loro presenza qui ha avuto anche un effetto benefico sulla mia salute...ebbene l'ultimo controllo radiografico fatto mostra dei segni assolutamente indiscutibili di miglioramento, tanto che l'ortopedico di qui si é sbilanciato a dirmi "alors grand, c'est finis, t'es gueris!"...mitico! Basta radiografie, basta visite mediche, basta stampelle e sopratutto...BASTA GESSO!!! Che bellezza, finalmente fare la doccia in piedi, andare al mare e poter fare il bagno, andare in piscina, zoppicare in maniera un po meno goffa...bellobellobello.

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Bohicon 2, la vendetta

Caspita qui di cose ne succedono, se ne vedono e se ne ascoltano talmente tante che poi quando mi trovo davanti alla tastiera per scrivere su questo blog non so più da dove cominciare. Pensavo di raccontare di tutto quello che uno zemidjan puo' trasportare, ma poi ho pensato di renderla una cosa partecipata. Con tutti gli amici di qui comincio a fare una lista e quando sarà sufficientemente completa la pubblico...forse rimarrà l'ennesimo "faro' " espresso nel blog e mai realizzato. Allora in attesa della lista prendo spunto dal weekend scorso per raccontare un po' delle simpatiche usanze beninoise.
E' da circa un mese che Pietro, italiano servizio civilante per un'ong italiana nonché attuale coinquilino quando é a Cotonou (perché normalmente sta o a Bohicon o a Ouidah), insiste per raggiungerlo a Bohicon in occasione della grande festa organizzata dal suo amico Theo. Arrivato il giorno fatidico siamo moralmente obbligati a raggiungerlo. Theo é il fratello del sindaco di Bohicon ed é un personaggio davvero simpatico e positivo. Partendo dal presupposto che tutti i giovani Benionoise facciano festa solo a Cotonou e in rare occasioni a Porto Novo ha deciso di mettere in piedi "l'estate a Bohicon", una serie di iniziative e festini dedicati alla gioventù della brousse. Iniziativa lodevole, visto che il massimo dello sballo a Bohicon é dar la caccia agli agouti (degli adorabili ratti lunghi un metro di cui ho già parlato precedentemente). Sveglia prevista alle 8.30. Notare bene che la sera prima (venerdi) a casa abbiamo organizzato una simpatica sagra dello gnocco, conclusasi non prima delle 3 del mattino in condizioni non esattamente dignitose. Ovviamente nessuno si è svegliato all'ora prevista e verso le 10.30 siamo pronti a partire. Bohicon e Cotonou distano 118 km. Ci abbiamo messo, senza scherzi, 6 ore. Tutto il viaggio sotto una pioggia torrenziale per arrivare in una città in cui le strade erano dei veri e propri fiumi. Nel viaggio a destra e sinistra una quantità incredibile di camion e macchine ribaltati e accartocciati, bambini che nuotano nelle pozze ai bordi delle strade e gli immancabili venditori di qualsiasicosavendibileioprovoavenderla (ivi inlcusi i mitici ratti di un metro, frutta di forme e colori improbabili, posate, antenne per la televisione, specchi, tovaglie e quant'altro). A Bohicon la gente approfitta dei fiumi creati dalla pioggia per liberarsi dei rifiuti più scomodi: i secchi pieni vengono svuotati nel fiume in piena (la strada), nella speranza che si allontanino il più possibile dalle proprie dimore. Dove essi vadano non ha alcuna importanza, l'importante e non averli nel raggio visivo. Verso le 20 ci facciamo coraggio ed andiamo alla festa a casa del sindaco, fratello di Theo. Ovviamente il diluvio universale blocca la maggior parte dei partecipanti alla festa, siamo quindi in una ventina a dover affrontare il cibo e l'alcool previsto per un centinaio di partecipanti. Tutto sommato la festa è abbastanza riuscita: tutti mangiano e bevono e quasi tutti ballano (quasi tutti perché la momentanea infermità mi esonera dalla mia attività preferita :) ). L'indomani siamo invitati a un branch dalle altre tre yovò che abitano a Bohicon. Nel pomeriggio siamo senza macchina perché il meccanico locale ha imposto una revisione completa. Tutti i miei compagni prendono dunque uno zem per andare a vedere il nuovissimo museo di Bohicon, io me ne torno a casa a fare della fisioterapia. Verso le 17 si riparte e il viaggio impegna "solo" quattro ore e mezza, tempo sufficiente a farmi dichiarare "non metterò mai più piedi fuori da Cotonou". Ne sono talmente convinto che domani, festa nazionale del Benin, a meno di una settimana dal proposito espresso, ne approfitterò per andare o in Togo o a Possotomé.

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Mawu na blo!

...che in fon vuol dire "Dieu fera" (Dio farà)...Mawu na blo è una delle frasi che ho sentito più spesso in questo periodo. Camminando per le strade da stampellato tutti mi chiedono cosa mi sia successo. Quando ho tempo e sono di buon umore volentieri mi fermo e racconto. La persona con cui parlo di solito arriccia un po le sopracciglia, scuote la testa, fa il classico urletto molto acuto "ah!" e conclude con l'augurio-assoluta certezza che Mawu si occuperà di me. Negli ultimi tre mesi le visite con gli ortopedici son state una delusione via l'atra...ogni volta che facevo delle lastre il referto non dava alcuna novità...nessun callo osseo, nessun segno di miglioramento...è evidente che ai beninoise che mi dicevano Mawu na blo non potevo rispondere "eeeeee" (si), perché insomma in 3 mesi Mawu non ha fatto nulla, perché dovrebbe svegliarsi proprio al quarto?!?!?...e invece...l'altro ieri ho fatto la radiografia e finalmente qualche buon segnale! Un po di callo, la distanza tra i vari pezzetti si riduce..ganji ganji! (bello, bene!!!!). Viva Mawu, viva il Benin, terra di osteogenesi!
L'ortopedico che mi ha operato mi ha pure autorizzato a girare senza stampelle...il gesso purtroppo è ancora li, quindi faccio un po ridere quando cammino perché son tutto storto e sbilanciato...però già camminare, dopo oltre tre mesi, con entrambe le mani libere mi sembra fantastico..riesco a fare un sacco di cose camminando!
Insomma comincio a vedere la fine!..adesso devo trovare una macchina con il cambio automatico (non posso dipendere per sempre dall'autista e il chirurgo non vuole che utilizzi la frizione)...diventerò un SUVvista o devo diventare il mago della doppietta???

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Festival, schiavismo e zangbetò...

 Il uic end scorso siamo andati a Ouidah per partecipare (io in maniera del tutto passiva) al mitico FIMS, ovvero niente popò di meno che il festival INTERNAZIONALE della musica e dello sport.
Prima di tutto cos'è e dove sta Ouidah...allora è passato tanto tempo dall'ultima cosa scritta su questo blog e quindi forse è bene rinfrescare la memoria...il Benin è l'indiscusso regno del voodoo. Ouidah possiamo in qualche modo dire che ne è la capitale. E' qui che il 10 gennaio, festa nazionale del voodoo, vengono fatti i più grandi festeggiamenti e riti. A Ouidah si può essere cristiani, musulmani, buddisti, induisti...qualsiasi cosa, ma al voodooon ci si crede e i riti si fanno. Più rimango da queste parti e più mi rendo conto che il voodoon è nella vita di tutti i giorni.
Altro primato, ben più triste, della città è l'essere “la porta del non ritorno”...Ouidah ha costituito per secoli la base da cui schiavi presi in tutta l'Africa occidentale partivano per non tornare più. La meta era principalmente il Brasile e non per nulla a Ouidah esiste ancora un "quartiere brasiliano", dove gli schiavi venivano acquistati e marchiati con il ferro ardente. Qui, in catene, venivano obbligati a fare diverse volte il giro attorno all’“albero dell’oblio”. Si credeva che cosi facendo gli schiavi avrebbero dimenticato tutto il loro passato. Venivano condotti poi alla casa oscura, dove venivano tenuti per intere settimane, al buio e in catene, in attesa dell’arrivo delle navi negriere. Nella casa oscura (zomai) gli schiavi stavano strettissimi, una sola donna si occupava di nutrirli, per settimane venivano lasciati li, rinchiusi...spesso ne morivano...zomai è stata spesso una fossa comune. La cosa più tragica è che in Benin lo schiavismo esiste ancora. Al mercato Dantokpa è normale vedere squadre di bimbi tra i 5 e gli 11 anni lavorare...dalla pulizia del mercato a lavori ben più tosti..sono bimbi raccolti dai trafficanti nei villaggi...il fenomeno è ben conosciuto e in fon si chiama "vidomegons" che vuol dire "bambini piazzati, trafficati"; i trafficanti si presentano alle famiglie delle aree rurali, dove spesso mancano le scuole, dicendo che porteranno i figli a vivere in città, in situazioni migliori. Si occuperanno della loro educazione...e invece alcuni vengono costretti a lavorare, altri vengono venduti in Nigeria, in Gabon...opppsss…non voleva assolutamente essere una lezione di storia questa…
Festival Internazionale della Musica e dello Sport. 4 tipi di competizione: beach volley, calcetto, nuoto e bocce. Totale partecipanti: non più di 20! Internazionale...mica troppo...
Io non ho partecipato a nessuna gara, e sono comunque arrivato quarto!...viva il Benin! Le gare sono state accompagnate dal ballo degli “zangbeto”..i guardiani della notte. Sono delle specie di coni di paglia alti circa due metri che ballano. A vederli sono abbastanza ridicoli, soprattutto quando si muovono. L’occidentale che vede lo zangbeto inevitabilmente sorride…è talmente evidente che sotto questo mucchio di paglia si nasconde qualcuno. Guardavo alla scena sorridendo, da bravo italiano tutto razionale, quando lo zangbeto viene ribaltato e messo a testa in giù…cavoli, non c’è nessuno dentro..anzi, viene tirato fuori un serpente. Beh, la persona che muove st’ambardan si sarà nascosto nella parete…mi sporgo un po’ nella ressa indaffarata a guardare lo spettacolo…io non vedo nessuno neanche nella parete...poi insomma, la parete è spessa si e no 20 cm! Sylvain si butta a terra per vedere da vicinissimo…sostiene di aver visto rapidamente un piede ritirarsi nella parete, ma non è tanto convinto e ancor meno convincente...Io non l’ho visto…e visto che Tommaso non crede se non vede, per me lo zangbetò è un’assoluta e misteriosissima magia. Attenzione: se lo zangbetò ti vede andare in giro di notte ti inghiotte, perché di notte si dorme; chi non dorme è sicuramente in giro a rubare…facciamo cosi, io credo al fatto che lo zangbetò sia guidato da uno spirito, però lo zangbetò mi lascia la possibilità di andare il giro la notte senza farmi inghiottire…fair enough?

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Le revenant

Cari amici,
dopo tre mesi passati nel limbo del vado o resto-resto o vado, rieccomi qui. Da circa due settimane son tornato a Cotonou. Due settimane belle ricche e di cui non vedo l'ora di raccontarvi.
In brevis, per chi non ho sentito negli ultimi tre mesi milanesi...
La gamba fratturata non ha dato particolari segni di miglioramento...tutto sommato posso camminare appoggiando entrambi i piedi con l'ausilio di una sola stampella. Questa sensazione di grande autonomia mi ha spinto a tornare qui. Tra 10 giorni una nuova radiografia, che deciderà del mio futuro. Se ci sono miglioramenti resto, se tutto è sempre uguale tornerò in Italia per fare un nuovo interevento.
La gamba ancora rotta e ingessata e la stampella sempre in mano mi stanno regalando nuove sensazioni... incredibile passeggiare per la città e leggere la compassione nello sguardo della gente. Persino il traffico di Cotonou, la cosa più selvaggia di tutto il Benin, sembra rispettare lo yovò azzoppato. Tutti i Beninoise mi sono solidali perché tutti, almeno una volta nella vita, hanno già fatto un incidente e hanno sempre lunghe storie di gessi da raccontare. Inutile dire che mi sono state offerte magie e voodoon di ogni tipo...insomma sono proprio felice di essere tornato...un po di pazienza e presto aggiorno per davvero il blog. Le giornate sono un po più serrate di prima...la fisioterapia mi occupa il tempo che prima dedicavo ai racconti...presto troverò un equilibrio!

 

 

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Un po meno in giro...

Tommingiro per un po non gira più…mannaggia a me, venerdi ho fatto l’incidente…forse prevedibile visto il burdell che è il traffico di Cotonou…però ecco magari mi sarei accontentato di un  piccolo incidentino innocuo. Invece mi son fatto proprio un gran male.
Venerdì sono uscito felice come una pasquetta dall’ufficio…la settimana è finita, ho lavorato bene, mi aspetta un uic end di festa, relax e avventure nella regione. Ho tutto il pomeriggio davanti a me, c’è il sole e abito a uno sputo dal mare…la sera sono invitato a cena da degli amici belgi...dai amici belgi, vi faccio una torta prima di andare a spaparanzarmi sulla spiaggia. Spesa rapida al supermercato, sorriso del venerdì e via verso casa. Perché non ho fatto la solita scorciatoia, quella dietro l’aeroporto, il solito rally lungo la spiaggia? Inutile farsi certe domande. Il fato in agguato sotto forma di motociclista di 150 kg attende dietro l’angolo. Inutile spiegare la dinamica, che solo chi vive a Cotonou può comprendere a fondo…fatto sta che agg’fatt ‘o incidente…e l’ho fatto bello grosso. Un attimo prima ero SULLA moto, poi mi trovo SOTTO due moto. Ovviamente la colpa non è mia, ma ripeto, non entriamo nelle dinamiche. Purtroppo sul momento sono estremamente lucido…purtroppo perché ho tutte le facoltà per vedere, capire e sentire cosa è successo. Uff che brutta immagine, questa del piede credo non me la toglierò mai dalla testa. Vederlo li, girato di 120 gradi…muovere la gamba e vedere che il piede non reagisce. Li ho cominciato a urlacchiare, non so se per il dolore o per lo spavento. Vedo una sporgenza nella parte bassa dei pantaloni e capisco subito che non è il mio zizou che si è improvvisamente adattato alle dimensioni locali. Mannaggia a me so cos’è quella sporgenza: una frattura esposta…mooolto esposta…in pochi secondi si è radunato un bel gruppone di gente intorno a me (chi è stato in Africa sa cos’è la ressa intorno ad un incidente) che mi guarda con aria schifata. Io, memore di quanto appreso nei corsi di primo soccorso fatti per l’ambulanza, per il CAI e per il lavoro attuale cerco di spiegare cosa si deve fare…nessuno mi ascolta, tutti mi dicono solo “reste calme, reste tranquille”. Fanculo. Qualcuno chiama l’ambulanza…io chiamo Constanza che so che non lavora, ha una macchina e probabilmente sarà più rapida dell’ambulanza. Le spiego cos’è successo…sono un po’ agitato (ma giusto un attimino J ) e ci metto 10 minuti a farle capire dove mi trovo. Qualcuno nel gruppo intorno a me mi riconosce e chiama i miei capi per avvisare dell’accaduto. Il tempo passa…io non sto ancora andando in panico…mille pensieri nella testa…merda, una frattura esposta in Africa, mille batteri e microbi che si attaccano all’osso esposto all’aria… comincio a pensare che se non facciamo in fretta il piede lo perdo…cosa fanno nei film quando stanno male?....in quelli di guerra in genere fumano…scrocco una sigaretta a qualcuno nella ressa e in tre tiri l’ho finita…finalmente arriva “l’ambulanza”…un’imitazione nigeriana di un subaru…sono dei pompieri, nessun personale medico a bordo merdamerdamerdamerda…mi tolgono le calze e le intrecciano insieme per farne un laccio emostatico…non perdo molto sangue, fissiamo il piede piuttosto!…nulla, ho capito che è inutile provare a dare istruzioni, nessuno mi ascolta, non sono abituati al fatto che un paziente per quanto grave possa essere lucido…mi rassegno…almeno fino all’arrivo di Constanza…Cos arriva, mi guarda ed è li li per svenire…fortunatamente si ripiglia e mi ascolta. Vengo caricato come un sacco di patate su sto subaru, il piede a penzoloni…meno male che non ho fatto colazione la mattina, senno starei vomitando l’anima…ad ogni dosso sento i pezzetti d’osso sfregare…mi son messo in bocca il portafoglio per evitare di urlare…arriviamo alla clinica dove ho la fortuna di incontrare il miglior ortopedico del Benin…devo essere operato subito, però prima devo fare le lastre…supplico il dottore di fissarmi in qualche modo la gamba fino al centro di radiologia e di darmi qualcosa per i dolore. Mi mette due sacchi di sabbia accanto al piede per tenerlo fermo e mi imbottisce di morfina. Mi calmo, sto già meglio. Il dolore torna quando mi tira per mettere l’osso in linea e quando mi girano e mi rigirano per farmi le lastre…non so se sia dolore reale o lo “stockkk” dell’osso o la visione del piede fuori dal mio controllo…il mio corpo gira, il piede resta fermo…finalmente torniamo all’ospedale…per le 20 sarò in sala operatoria…il chirurgo non smette un secondo di dirmi “c’est grave, c’est très grave”…io non voglio ascoltarlo…aspetto solo l’anestesia totale per staccarmi un po’ da tutto sto delirio. Supplico tutte le persone che sono accorse all’ospedale di non avvisare la mia famiglia, li chiamerò io dopo l’operazione. Sabato mattina mi sveglio fatto come una mina ma sorridente…almeno dall’anestesia totale sono uscito! Scopro poi che, nei limiti delle tecnologie di Cotonou, l’operazione è andata bene. Adesso posso chiamare a casa e raccontare tutto. Sabato, domenica e lunedì li ho passati nella corsia delle urgenze. Siamo in 8 in tutto, ognuno con il suo dolore e le sue lamentele. Un gran caldo, specie quando salta la corrente. Un buon numero di zanzare…in più è la settimana di pasqua, quindi tutti i miei amici sono passati sabato e domenica e con aria molto dispiaciuta m’hanno informato che ci rivedremo la settimana successiva….vanno tutti in vacanza…mi hanno lasciato un sacco di cioccolatini e biscotti.
Finalmente lunedì sera una bella notizia: alle 22 vengo promosso, ho una stanza tutta mia! Le infermiere mi aiutano nel trasloco delle mie cose e ne approfittano per impossessarsi di quasi tutti i dolciumi che mi hanno lasciato gli amici.
Oggi sono relativamente tranquillo…ho molto tempo per pensare, leggere, scrivere e guardare film. Mi ha chiamato il prof del dottorato e sembra che scriveremo un libricino sul lavoro dell’anno scorso…quindi anche se non ho visite il tempo riuscirò a riempirlo abbastanza. Dovrò stare qui dentro almeno altri 10 giorni, fino a quando non saremo sicuri di aver scampato il rischio di infezione ossea…poi tornerò in Italia per un po’, visto che non sono in alcun modo autosufficiente…

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Cotonou?...c'est une piscine!

Scusascusascusa...scusami blog e scusate voi che leggete...ho trascurato tutto per due settimane...e mo non so da dove cominciare...facciamo che comincio da ieri, poi nei prossimi giorni cerco di tornare indietro nel tempo e ricostruire un po...
Dunque ieri giornata di ufficio standard...con il diversivo che a mezzogiorno non ho neanche avuto il tempo di mangiare...il giorno precedente infatti la moto ha avuto qualche piccolo problemino: non si accendeva e perdeva benzina un po dappertutto. Allora ieri a mezzogiorno sono scappato a casa dove avevo appuntamento con Antoine (uno zem del quartiere). Antoine appena mi ha visto è schizzato a prendere il meccanico e in 15 minuti erano sotto casa mia...bello il meccanico a domicilio! In ogni caso son stato con loro ad assistere a tutta la riparazione e non ho avuto il tempo di mangiare. Mentre il meccanico lavorava ed io ed Antoine lo guardavamo, passa una signora urlando. Inizialmente penso sia una pazza....qui se ne incontrano spesso...gli uomini pazzerelli li riconosci al volo perché spesso girano coperti di nulla più che una maglietta....le donne pazzerelle non sono altrettanto facilmente identificabili...dopo poco passa un'altra donna urlante; intuisco che si stanno urlando addosso...chiedo ad Antoine e al meccanico che cosa succede ma non rispondono. Le donne si fermano esattamente di fronte a noi e cominciano a discutere sempre più animatamente...in pochi secondi sono passate alle mani, nell'arco di un minuto si sono strappate vicendevolmente le maglie, dopo due minuti la più piccoletta ha delle belle pietrone in mano. Io sono allibito. Non tanto dalla scena, quanto dal fatto che si sia creato un notevole capannello intorno alle due lottatrici e nessuno intervenga. Quando la cosa si fa pericolosa una donnina non più alta di 150 cm con tanto di bimbo legato sulla schiena interviene per separarle. Penso che stia dando il la e che uno degli omoni che mi stanno accanto intervenga a sua volta. Nulla, nessuno ci mette becco. Io da quando sto qui cerco di adattarmi e fare come fanno gli altri...nessuno interviene, non intervengo neanche io...non so nulla, non capisco perché litighino, in fon non posso comunicare posso dire solo buongiorno, grazie, arrivederci, nonmichiamoYovòilmionomeéTommaso, hai lavorato un po?si si un po...nessuna di queste frasi mi sembra adatta alla circostanza...domando ad Antoine (che è veramente grosso) perché non intervenga e mi risponde con un "sono cose di donne". Il meccanico é troppo preso dal carburatore per darmi una risposta. In ogni caso le donne si allontanano e continuano ad urlare 500 mt più in la. La moto è riparata, sono già le 2.15 e io devo schizzare in ufficio...senza pappa. Lavoro fino alle 6 e 15...pronto per uscire, mi compare Lorenza su skype..beh, un salutino è d'obbligo...il salutino diventano 20 minuti...finiscola chiacchierata, spengo il computer, lo ficco nello zaino, scendo le scale, varco la soglia...e qualcuno ha aperto un rubinetto enorme su tutta Cotonou...fuori comincia il diluvio universale....vabbé, stiamo calmi. Torno nel mio ufficetto, riaccendo il computer e mi accorgo che mi sta piovendo addosso. E' da due settimane che hanno cominciato dei lavori nel mio ufficio. Due settimane che vivo senza una finestra, senza climatizzatore e senza ventilatore. Due settimane che alle 8 del mattino sto già sudando e non vedo l'ora di tornarmene a casa. Ieri con la pioggia abbiamo raggiunto delle temperature ragiovevoli...in compenso l'ufficio si è totalmente riempito d'acqua...quindi non sono non potevo tornarmene a casa, ma ho dovuto anche spostare 5 pile di libri e documenti che stavano a terra (stavano a terra perché prima erano in una libreria che hanno dovuto togliere due settimane fa, quando cominciarono i lavori)...in ogni caso non posso neanche troppo lamentarmi, perché l'ufficio del capo (che avevano appena finito di ristrutturare) era mooolto più allagato del mio: a lui l'acqua è entrata dal soffito, dal climatizzatore e dalla finestra...viva i lavori fatti bene! Finito di spostare le cose a rischio umidità dall'ufficio decido di affrontare la pioggia e tornare a casa: ho il tremendo sospetto di aver lasciato qualche finestra aperta. Ovviamente con me non ho nulla per affrontare il diluvio. Quando sono uscito di casa c'era il sole, e alle prime piogge mancano ancora due settimane come minimo. Appena monto sulla moto mi viene in mente Olga...tutte le volte che le domando com'è Cotonou con la pioggia ride come una matta e mi dice "vedraivedraièbellissimo"...a me bellissimo non sembra. E' tutto buio, ho come l'impressione che lampioni di Cotonou (per carità, ce ne saranno 20 in tutta la città) e acqua non vadano d'accordo. Esco dalla palazzina e mi trovo in un infinita piscina. Purtroppo non sto scherzando...è un susseguirsi continuo di pozzanghere marroni profonde mezzo metro che occupano tutta la larghezza della strada. Ci metto 45 minuti ad arrivare a casa, ovviamente bagnato fino alle ossa...e non è ancora la stagione delle piogge. A casa non avevo lasciato finestre aperte, eppure il salone è pieno d'acqua. Cerco di capire da dove è entrata e ancora una volta ringrazio la genialità degli archiettetti beninoises. E' troppo complicato da spiegare..proverò a fare delle foto...fatto sta che il sistema costruito non permette affatto lo scolo dell'acqua ma anzi, se piove permette all'acqua di entrare...in Senegal mi si è allagata la casa parecchie volte, e ho imparato come asciugare abbastanza in fretta...quindi ho preso il secchio, la paletta (quella che si usa con la scopa) e un po di stracci e ho cominciato a svuotare il salone...ho riempito tre secchi da 15 litri...dopodiché son dovuto uscire, senza nessunissima voglia, ma era deciso da tempo che avrei conosciuto Alain a casa di Gaetan...ma di Alain parleremo un'altra volta, che se no qui non si lavora più.

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Bohicon

La settimana passata è stata decisamente intensa…come sempre devo partecipare a un sacco riunioni….più vado avanti e più scopro nuove tematiche di cui non sapevo nulla…e quindi tornato dalle riunioni comincio la ricerca (connessione permettendo) per capire di cosa mi hanno parlato nelle ultime 3-4 ore. Inizialmente questa cosa di partecipare-rappresentare non mi piaceva affatto. Adesso che comincio a capire di cosa mi parlano mi si accendono mille lampadine di curiosità. Forse quest’anno non sarà utilissimo ai fini delle ricerche per il dottorato, ma sicuramente imparerò un sacco di altre cose che torneranno utili nei prossimi anni. Ho finalmente avuto il benestare del prof in Italia e del “chargé du programme” di qui per fare ricerca sull’agricoltura urbana a Cotonou…non solo per la mia tesi, ma magari anche per una pubblicazione! Sono arrivato a venerdi stanco, ma in definitiva soddisfatto.
Avevo promesso a Olga (cfr “Mood Indigo”) che sarei andato a trovarla a Bohicon, dove spesso abita (se non è a Cotonou, in Mali o in Burkina Faso)…venerdi sera ne ho parlato con i tre giornalisti che si sono detti interessati a vedere Bohicon e il palazzo reale di Abomey, ma con l’intenzione di tornare sabato sera stesso…non amavano troppo l’idea di dormire in un villaggio, probabilmente scomodi, al caldo, senza doccia e nel casino di una famiglia allargata…a me invece sembrava una cosa simpatica…ho avuto modo di conoscere la vita in famiglia in Senegal e in India…di quella beninense non so nulla. Ci siamo dunque messi d’accordo per partire insieme, ma probabilmente tornare separati. Appuntamento per sabato a mezzogiorno. I ragazzi arrivano con tutta calma verso le 14 e raggiungiamo Bohicon solo per le 16.30. Olga viene a prenderci con sua sorella e suo fratello e ci portano subito a mangiare in un piccolo maquis. Ci offrono il pranzo, comprano altre boissons (coca cole, birre etc.) e ci portano a casa della sorella di Olga.
La casa è piena di bambini, dagli 1,5 mesi dell’ultima arrivata (figlia della sorella di Olga) ai 12 anni di Alida, figlia di Olga. Assistiamo alla pulizia della neonata, operazione che richiede circa due ore. Solo la sorella maggiore di Olga può lavarla. La piccola non deve solo essere lavata, ma anche massaggiata (due volte al giorno). In particolare il naso richiede un trattamento speciale: pulizia delle narici e massaggi per plasmarlo e farlo restare piccolo. Domando a Olga se queste pulizie cosi minuziose vengono fatte a tutti i bambini beninois…mi spiega che è un trattamento riservato ai discendenti della famiglia reale, come loro…di quale re si tratti non lo ricordo ...in Benin quasi ogni villaggio ha un suo re e una stirpe reale decisamente ampia. Passiamo tutto il resto del pomeriggio seduti su un tappeto nel mezzo della corte di casa, a chiacchierare e guardare i quadri e i vestiti fatti da Olga. I giornalisti capiscono che sarà impossibile tornare a Cotonou in serata e cominciano a domandare ad Olga informazioni sugli alberghi di Abomey…impossibile ottenere informazioni…siamo ospiti, non possiamo andare a dormire in altri posti. La casa non è enorme e in totale siamo almeno una dozzina. Camille e Vincent in particolare sembrano molto spaventati. Camille perché è un po’ “parigina” e Vincent perché è entrato in un periodo di “ramadan”…ha promesso che non berrà alcool per tutto il prossimo mese e si domanda come farà ad addormentarsi da sobrio nel marasma della casa. Camille inoltre ha una fobia per i topi e comincia a domandare a Olga e ai proprietari di casa come siamo messi a piccoli roditori nell’aperta campagna di Bohicon….domanda retorica, ma i nostri ospiti ridono di gusto e non le danno una vera risposta. Camille preferisce interpretare come un “no, non ce ne sono”. Più tardi nella serata dalla mia postazione sul tappeto avrò modo di vedere più e più topini prendersi gioco di Camille correndo da una parte all’altra della corte alle sue spalle. Camille sente qualcosa che si muove dietro di lei, ma ogni volta che si gira il topo di turno è scomparso…lei vede qualcosa con la coda dell’occhio e ci domanda…la nostra risposta sarà sempre la stessa: “t’inquiètes pas, ce sont des lizards!”…beata ingenuità, ci crede e non vede la risatina che sempre più a fatica nascondiamo. Si fa notte, e il momento tanto temuto è arrivato…si va a dormire. Qualcuno potrà dormire in casa, ma qualcun altro dovrà dormire fuori. Non ho dubbi sul fatto che quei qualcuno che dormiranno fuori saremo io e Alexandro…e a questi punti il sorrisino mi passa. Non vorrei mai svegliarmi nel mezzo della notte con un topo in faccia! Andiamo verso il bagno per lavarci i denti e vediamo un materasso davanti alla porta di casa con lenzuola pulite e coperto dalla zanzariera…per noi, fantastico! Dormiamo come ghiri fino alle 10 del mattino…mi sveglia la passeggiata domenicale del gallo con la sua gallina e i pulcini viola…alt, pulcini viola??? Mi strofino bene gli occhi…si si, son proprio viola! Domando ad Alexandro, per cancellare ogni dubbio (…essendo daltonico…)…conferma. Domando a Olga e mi spiega che è lei a pitturarli… “una nuova forma d’arte?” “Ma no” - ride Olga-  “è perché se no i falchi li mangiano!”. Olga è già sveglia da ore e si sta occupando delle acconciature delle bambine…Alida è meravigliosa, sembra che abbia un sacco di antenne in testa!
Andiamo a mangiare in una piccola buvette a metà strada verso Abomey… carne di non so cosa (ha un nome strano in fon…provano a spiegarmi cos’è ma non riesco a capirlo) con una pasta di chissacos’è condita da un sugo a base di sangue e farina…non ho idea di cosa abbia ingerito, ma nel complesso ho apprezzato. Finito di mangiare andiamo a visitare il palazzo di Abomey…ci conduce per le sale e le corti una guida simpaticissima che ci racconta in un’ora e mezza cinquecento anni di re, combattimenti e stregonerie. Scopro che un re aveva fino a 500 mogli e che le più fedeli si sacrificavano alla morte dello sposo. Il sangue delle spose sacrificate veniva usato per costruire la palazzina-tomba del defunto re.
Il pomeriggio non è ancora finito…dobbiamo assolutamente vedere le tigri e i caimani nel villaggio vicino…curioso, tigri in libertà, cosi vicino a dei centri abitati…infatti i poveri animali non sono assolutamente liberi. Sono proprietà del re del villaggio…una puzza indescrivibile ci avvolge appena viene aperta la stanza delle tigri….le tre poverette convivono in poco più di 5 metri quadrati, non si muovono e hanno gli occhi tristi…decido di fare a meno della visita ai caimani!
Quasi commossi salutiamo i nostri meravigliosi ospiti, con la promessa che torneremo a Bohicon. Montiamo in macchina e domando ai ragazzi di fermarci 5 minuti lungo la strada per comprare degli ananas, che costano meno che a Cotonou e sembrano essere più buoni. Passiamo per un villaggio e vedo il tipico gruppo di venditori che sta ai lati delle strade ad aspettare moto, macchine, autobus, carretti…se appena appena si rallenta gruppo circonda il mezzo e bussa ogni finestrino sventolando la propria mercanzia. Rallentiamo quel che basta a far venire un mezzo infarto a Camille… i nostri venditori sventolano per la coda delle specie di ratti lunghi un metro…Alexandro capisce che se rallenta ancora un po’ Camille ci resta secca…rinuncio agli ananas e proseguiamo fino a Cotonou.
Questa mattina arrivato in ufficio mi son fermato un po’ a chiacchierare del mio uic end con il guardiano dell’ufficio. Tra le altre cose gli ho domandato cosa facciano con quei ratti enormi che ho visto vendere lungo la strada…il guardiano mi guarda perplesso…ma come, sei stato a Bohicon e ad Abomey…non hai mangiato il…e mi ha detto lo stesso strano nome che a mezzogiorno del giorno prima mi avevano detto alla buvette…interessante scoperta, ci siam mangiati dei bei rattoni….però forse a Camille non lo dirò!

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Fatality club

E’ da un po’ che non riesco ad aggiornare il blog…il problema è che la connessione in ufficio diventa ogni giorno peggio. Prima avevo la certezza che quantomeno al mattino funzionasse, da una settimana ho perso pure quest’unica sicurezza…la connessione funziona in maniera totalmente random e la cosa mi innervosice parecchio. Solo a me; a tutto il resto dell’ufficio la mancanza di connessione non pone alcun problema. Ah, dimentico sempre: in ufficio anche l’acqua scompare dalle 13.00 in avanti. La cosa incredibile è che credo che questo accada da sempre, ma sembra che nessuno si sia mai preoccupato di trovare una soluzione (idem per i problemi di connessione). Nessuno può pisciare nel pomeriggio. Nessuno può scrivere mail o fare ricerche su internet. Pas des problemes. La segretaria arrangia i suoi pomeriggi appoggiando la testa sulla scrivania e dormendo. Gli altri non capisco bene cosa facciano, ma sembrano sempre impegnatissimi. Questo del non cercare soluzioni ai problemi fa parte di un fatalismo tipicamente africano. Non funziona… ce n’est pas grave, funzionerà quando Dio lo vorrà (si Dieux le veut – intch Allah, a seconda della religione). Nessuno fa lo sforzo di capire perché, o come fare per riparare.
Il tempo, gli impegni, la fretta, il disagio che una mancanza può arrecare sono concetti che in Africa (almeno nell’Africa che ho conosciuto io) non esistono. Esempio. La moto. Inizialmente la frizione della mia moto è stata considerata dal meccanico come un optional assolutamente non necessario. Dal primo giorno ho detto al meccanico che me l’ha venduta che la leva del cambio mi sembrava eccessivamente dura. Risposta: “È normale, abbiamo rifatto tutta la “boite de vitesse”, vedrai che in un paio di giorni gli ingranaggi si sistemano e sarà perfetta”. Non gli credo minimamente, si vede lontano mille miglia che quella boite de vitesse è stata toccata, forse, nel 1982. Ok, comunque guido per 3-4 giorni. Il pollicione del piede sinistro mi fa un male cane, perché il cambio rimane davvero troppo duro (per forza, non c’è la frizione….). Al semaforo devo essere rapidissimo a trovare la folle, perché, come ho detto, la frizione è come se non esistesse, quindi se tengo la prima con la frizione schiacciata devo sempre accelerare un po’, se no si spegne…e la moto ovviamente avanza...e al semaforo non é geniale...Bon, l’altro giorno in pausa pranzo ho deciso di andare dal meccanico…arrivo e lui, tutto sorridente e gentile: “Non c’è problema, tu vai a mangiare, alla moto ci penso io, per le 14.15 è pronta!” io: “Sei sicuro? Guarda che alle 14.30 devo essere in ufficio” lui: “Vai tranquillo, sarà pronta per le 14”…insisto un po’, faccio un po’ lo spiritoso…domando se siamo d’accordo sul concetto di “ore 14”...vai tranquillo a mangiare… Ok, mi ha convinto; mangio (promesso, presto scriverò cosa si mangia qui). Torno alle 14.10. Il meccanico ha appena cominciato, con una flemma inverosimile, a svitare dei bulloni intorno alla “boite vitesse”…Non mi innervosisco neanche, so che in questo momento non serve a nulla (invece più tardi, forse, sarà necessario arrabbiarsi)…il meccanico mi lascia senza moto, ma dal suo punto di vista non mi sta arrecando alcun disagio…posso prendere uno zem, andare al lavoro, ritornare alle 18 da lui, e forse la moto sarà pronta. Se non sarà pronta potrò prendere un altro zem, tornarmene a casa, e riprovare l’indomani…dov’è il problema? Il fatto che arriverò a casa più tardi, che non potrò andare a fare la spesa, che l’indomani mattina dovrò svegliarmi un quarto d’ora prima perché dovrò andare in ufficio con lo zem…tutto cio’ è un problema sono nella mia testa occidentale…avevo pianificato…grande errore. Su questo l’India e l’Africa si assomigliano. In India quando ci si da un appuntamento diciamo alle 10 del mattino, significa che sarebbe maleducato arrivare prima delle 10 e che l'oraio é elastico fino alle 13. La mancanza di orari, il concetto di tempo cosi diverso dal nostro. Non è facile incastrarci la mia zucca di bianco ipercinetico. A volte ci riesco e mi fa quasi sorridere. Altre volte mi viene un nervoso…giovedì sono andato a seguire una conferenza. L’invito che abbiamo ricevuto diceva “ore 8.30 precise”. Per non saper ne leggere ne scrivere ho deciso di andarci alle 9. Alle 10.30 comincia a fare il suo ingresso la rappresentante del PNUD, mentre per la ministra dovremo aspettare almeno le 11. In tutto questo le uniche persone dall'aria scocciata (dopo due ore di attesa) siamo io e Katlijne, una ragazza fiamminga che lavora per la cooperazione belga...tutti gli altri partecipanti beninoises sono tranquilli....pas de problemes.

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Reggae uic end a Grand Popò

 Oggi la connessione funziona abbastanza bene...e quindi mi trovo pieno di cose da fare (eh si, a volte lavoro)...rimedio con qualche foto del bel uic end, passato sulle spiagge di Grand Popò, verso il Togo..ascoltando reggae e sorseggiando giusto una birretta, massimo due in tutta la notte.

 

 

 

 

 

 

Qui è dove abbiamo dormito...ogni stanza ha il nome di un cantante reggae..io Alexandro e Vincent abbiamo dormito nella stanza Tikken (Jah Fakouli), le ragazze in Garnett (Silk)!

I cocchi piccoli...è incredibile, sulla stessa pianta tutti gli stadi del frutto...i fiori, i cocchi piccoli e i cocchi già maturi. Quelli maturi li prendono, ci danno un'accetta per aprirli...un colpo secco, fortissimo...ho sempre paura che sbaglino e si facciano un gran male... di solito riescono ad aprirli senza problemi, tu bevi il succo, poi glielo ridai, altro colpo secco per spaccarlo a metà, e con una sorta di cucchiaio ricavato dal guscio del cocco mangi la polpa all'interno, che è morbidissima e fresca. Il tutto cosa 100 CFA (0,15 €)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I compagni di viaggio...da sinistra verso destra Camille, Alexandro, Vincent et Caroline

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Je pas monet

...si si, lo so. Si dovrebbe dire “je n’ai pas de monnaie” ...ma qui si dice je pas monet...è una delle frasi che si sentono più di frequente nell’africa francofona. Nell’africa dell’ovest si usa il cfa. Ci sono 4 banconote: i 1000 cfa, i 2000, i 5000 e i 10000. Cambiare i 1000 (1,5 €) o i 2000 (3 €) non è particolarmente complicato. I 5000 (7,5 €) creano spesso problemi. I 10.000 sono come la mitica banconota da 500 euro (che non ho forse mai visto).
L’altro giorno abbiamo preso uno zem per un tratto molto molto lungo. Ero con Caroline, quindi abbiamo preso 2 zem ai quali dovevamo dare 2000 CFA in totale. Il tragitto con lo zem è durato 30 minuti, cambiare i 5000 cfa per pagare gli zem ne ha richiesti 45. Purtroppo non sto scherzando. Ho dovuto domandare ad ogni singola boutique del quartiere. Fortunatamente sono una persona che raramente perde la pazienza e, come chi mi conosce può immaginare, non mi sono affatto innervosito e ho trattato tutti con estrema gentilezza e cortesia ;) .
...distrutto e troppo impaurito dagli zem...finalmente ho anche una moto! Un pomeriggio intero di discussione e attesa. Alla fine sono riuscito ad abbassare alla metà esatta il prezzo di partenza. Ho una piccola moto tipo enduro, una suzuki 125 che avrà una decina d’anni abbondanti. Posso fare la superscorciatoia per arrivare in ufficio, una strada che passa accanto all’aeroporto, interamente su sabbia. Un piccolo rally tutte le mattine, che mi permette di arrivare in ufficio sveglio e con gli occhi belli impastati di sabbia…

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